Grande preoccupazione per le decisioni sull'insegnamento dell'educazione sessuale e/o affettive

17/06/2026, 13:17

Un pericoloso passo indietro per i diritti delle donne e la parità di genere – appello alla società civile

d.s. la Vicepresidente Nadia Mazzardis e la Presidente Ulrike Oberhammer
d.s. la Vicepresidente Nadia Mazzardis e la Presidente Ulrike Oberhammer

Noi, componenti della Commissione provinciale per le pari opportunità per le donne, ci rivolgiamo all’opinione pubblica con grande preoccupazione: i recenti sviluppi a Roma rappresentano un pericoloso passo indietro per i diritti delle donne e la parità di genere, che non può rimanere senza risposta.

La decisione di escludere l'insegnamento dell'educazione sessuale e/o affettive dalle scuole elementari e di effettuarlo nelle scuole medie e superiori solo con il consenso di entrambi i genitori, mina la tutela e l' istruzione di bambine/bambine e adulti. L'educazione sessuale e/o affettive è una misura preventiva contro la violenza, la discriminazione e la disinformazione. Se le future generazioni non vengono informati in modo adeguato alla loro età e basato su dati scientifici riguardo al corpo, al consenso, ai limiti e alla salute sessuale, aumenta il rischio di violenza, vergogna e concezioni errate dei ruoli – proprio in un contesto che può consolidare ulteriormente i ruoli di genere tradizionali e le norme tossiche di mascolinità.

Prendiamo atto con sgomento anche delle dichiarazioni pubbliche del fondatore del nuovo partito „Futuro Nazionale“, Roberto Vannacci, che rifiuta il reato specifico di femminicidio, che secondo le sue teorie neppure esisterebbe. Tali minimizzazioni di fenomeni scientificamente provati sono pericolose: delegittimano le vittime, sminuiscono l’urgenza delle misure di prevenzione e bloccano risposte politiche significative. I femminicidi sono un problema reale e globale, presente in Italia così come in molti altri Paesi; sono il sintomo più evidente di un clima sociale in cui la violenza contro le donne non viene combattuta in modo adeguato.

La combinazione tra il declino degli standard educativi, la minimizzazione politica della violenza contro le donne e l’ulteriore legittimazione dei ruoli di genere tradizionali crea un terreno fertile per la mascolinità tossica, intesa come un sistema di norme dannose che premia il dominio, la repressione emotiva e i comportamenti violenti e non solo porta a tragedie individuali, ma ostacola anche il progresso sociale. Mettiamo in guardia dal fatto che gli attuali segnali provenienti dalla politica mettono in discussione i diritti e la sicurezza delle donne e a rischio i risultati consolidati in materia di parità.

Sosteniamo con forza la posizione del Presidente e assessore provinciale alle pari opportunità Arno Kompatscher, che ha dichiarato „mai con Vannacci“ e ci aspettiamo analoga dichiarazione dalle forze di governo dei comuni della Provincia e da tutte le altre forze politiche.

Chiediamo quindi con urgenza:

• Un chiaro distanziamento politico dalla minimizzazione e dalla negazione della violenza di genere; il riconoscimento dei risultati empirici relativi ai femminicidi e alla violenza di genere.

• La revoca o la rivalutazione di tutte le misure che ostacolano l’educazione sessuale e/o affettiva basata su dati scientifici; al loro posto, un’educazione sessuale e/o affettiva obbligatoria e scientificamente fondata nelle scuole, che tratti temi quali il consenso, la prevenzione della violenza, i ruoli di genere e la salute sessuale.

• Misure concrete contro la mascolinità tossica nell'istruzione, nel mondo del lavoro e nella sfera pubblica: sensibilizzazione obbligatoria per il corpo docente, programmi di prevenzione per ragazzi e uomini e maggiore promozione di modelli di ruolo non violenti.

• Maggiore sostegno alle vittime: finanziamenti adeguati per le case delle donne, i consultori, i centri accoglienza e/o sostegno, l'assistenza legale e un accesso agevole ai sistemi di sostegno.


Chiediamo a tutte le forze politiche e le/i suoi rappresentanti, agli istituti di istruzione, alle organizzazioni della società civile e all’opinione pubblica di prendere una posizione chiara. I diritti conquistati a fatica nel corso di decenni non devono essere messi in discussione né abbandonati per opportunismo politico. La parità di genere non è un privilegio, ma un fondamento democratico e una questione di dignità umana.

La Commissione provinciale per le pari opportunità per le donne è pronta a promuovere il dialogo, l'informazione e le azioni comuni. Non resteremo a guardare senza fare nulla mentre i diritti fondamentali e i meccanismi di protezione vengono constantemente messi in discussione e di conseguenze indeboliti. Ora ciò che conta è il coraggio politico, una chiara volontà di agire e la rapida attuazione del piano d'azione per la parità, a tutela delle generazioni attuali e future.

La Presidente Ulrike Oberhammer
La Vicepresidente Nadia Mazzardis


UO-NM/ap