Genere nel linguaggio e nelle immagini

“Le resistenze all’uso del genere grammaticale femminile per i titoli professionali o ruoli istituzionali ricoperti da donne non poggiano su ragioni di tipo linguistico, ma culturale.”

Cecilia Robustelli, docente di Linguistica italiana all’Università di Modena e Reggio Emilia

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La scarsa visibilità delle donne e del loro agire in seno alla società si acuisce ulteriormente a causa dell’utilizzo del cosiddetto “maschile generico” sia nella lingua parlata sia in quella scritta. Per contrastare questo subdolo fenomeno andrebbe utilizzata una lingua paritaria, che nomini esplicitamente entrambi i generi, senza nascondere le donne dentro formule maschili.

La parità di genere nella lingua è il presupposto fondamentale per una effettiva uguaglianza.

Questa esigenza è stata caldeggiata già negli anni Ottanta dal movimento femminista europeo, in particolare nell’area linguistica tedesca.

Da allora si è continuato per contro a obiettare che l’uso ripetuto delle due forme femminile e maschile (cittadine e cittadini, alunne e alunni, lavoratrici e lavoratori) appesantisca la lettura, soprattutto quella ad alta voce.

Non è necessariamente vero – si contano infatti numerosissime linee guida e pubblicazioni che propongono ottimi suggerimenti per l’adozione di una lingua rispettosa del genere, con molti consigli ed esempi concreti per evitare – anche con soluzioni creative – il continuo ricorso alle doppie forme maschile e femminile.

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Ultimo aggiornamento: 31/10/2025